Il pizzo della regina Anna (Queen Ann's lace - Daucus carota) in un vaso di fiori sul tavolo della cucina

Il pizzo della regina Anna (Queen Ann’s lace – Daucus carota) in un vaso di fiori sul tavolo della cucina

Quando penso ad un giardino da progettare, non lo immagino mai come una tabula rasa dove qualsiasi pianta spontanea è stata eliminata solo perché non rientra tra quelle tanto acclamate e consigliate su qualche catalogo.

Le piante spontanee, anche quelle infestanti, non sono da estirpare a prescindere e ci dovrebbe soffermare su ciascuna, sui suoi colori e i suoi tratti, cercando di studiare il modo giusto per integrarla con arbusti o piante in modo che rimanga nel luogo in cui è nata e valorizzi ciò che si va a mettere di nuovo.

Il trifoglio (Trifolium), per esempio, ha un fiore splendido, come anche l’ Achillea, la Scabiosa (quest’ultima viene anche venduta nei vivai).

Trifolium, in un prato

Trifolium, in un prato

Quando si ha a disposizione questo pratrimonio, è un peccato sprecarlo e perdere l’occasione di sfruttarlo per valorizzare il proprio giardino dandogli, tra l’altro, quell’aria naturale e spontanea che gli fa così bene.

C’è un’erba, in particolare, che ha il portamento perfetto per accompagnare in una bordura arbusti e altri fiori. Si chiama Daucus Carota, ma gli inglesi hanno saputo rendergli onore chiamandola con un nome ben più romantico: Queen Ann’s lace (Il pizzo della regina Anna).

Hanno avuto ragione, i suoi fiori formano la trama di un merletto e, a tratti, sembra un’ortensia in miniatura. E’ bella, infatti,  come contorno ad una Ortensia Annabelle, dello stesso bianco, in una bordura a mezz’ombra. O da far risaltare sopra ad un letto composto dai piccoli fiori rosa di Phlox, per poi tagliarla e riempire un vaso della sua nuvola bianca.

Rimane un solo problema: ricordarsi che è un fiore. E non un pizzo.


Il mondo dei giardini non è luccicante. Può apparire vivace, festoso – come le aiuole miste di lupini, delphinium e aster – ma , chissà come mai, ha sempre un’aurea di mistero intorno. Sembra quasi che più i colori sono belli e gli accostamenti perfetti, più fanno paura, come se ci fosse un parallelismo tra un bel fiore e la difficoltà nel curarlo. Pur non essendo affatto vero, è forse questo timore che rende difficile avvicinare le persone ai giardini.

Beh, qualcuno ci è riuscito. No, non parlo delle grandi figure inglesi che hanno trasformato giardini in meraviglie e ne hanno scritto in articoli di giornale a persone che, per cultura, avevano fin da piccoli la mente predisposta verso il giardino. Parlo di un uomo che, pur essendo il più grande progettista italiano vivente, non si è accontentato di lavorare sui disegni di grandi parchi e li ha fatti aprire ai profani lasciando che restassero a bocca aperta e si innamorassero – anche solo per qualche istante – dei fiori.

Lo scorso week-end sono stata a “3 giorni per il giardino” (e ripeto: “per il giardino”, non per noi, per lui, per loro, ma solo per il giardino), un mercato di piante e fiori incastonato in un castello sperduto vicino a Ivrea, Piemonte. Lo ha voluto lui, Paolo Pejrone, colui che ha creato i viali di spiree spumeggianti che portano al castello di Masino e poi, con il suo abbigliamento così tanto “giardiniere raffinato”, completo di cappello onnipresente, ha voluto le sue amate piante esposte a tutti, spiegate, mostrate nel contesto più bello possibile.

Ormai è passato e i tre giorni sono volati. Ma – sapete una cosa? – i fiori restano.

2013-05-03 10.24.46

Tra gli altri, Allium rosenbachianum, Lupinus, Digitalis purpurea var. alba, Armeria maritima, Scabiosa, Phlox paniculata, Salvia Viola Klose.