Il mondo dei giardini non è luccicante. Può apparire vivace, festoso – come le aiuole miste di lupini, delphinium e aster – ma , chissà come mai, ha sempre un’aurea di mistero intorno. Sembra quasi che più i colori sono belli e gli accostamenti perfetti, più fanno paura, come se ci fosse un parallelismo tra un bel fiore e la difficoltà nel curarlo. Pur non essendo affatto vero, è forse questo timore che rende difficile avvicinare le persone ai giardini.

Beh, qualcuno ci è riuscito. No, non parlo delle grandi figure inglesi che hanno trasformato giardini in meraviglie e ne hanno scritto in articoli di giornale a persone che, per cultura, avevano fin da piccoli la mente predisposta verso il giardino. Parlo di un uomo che, pur essendo il più grande progettista italiano vivente, non si è accontentato di lavorare sui disegni di grandi parchi e li ha fatti aprire ai profani lasciando che restassero a bocca aperta e si innamorassero – anche solo per qualche istante – dei fiori.

Lo scorso week-end sono stata a “3 giorni per il giardino” (e ripeto: “per il giardino”, non per noi, per lui, per loro, ma solo per il giardino), un mercato di piante e fiori incastonato in un castello sperduto vicino a Ivrea, Piemonte. Lo ha voluto lui, Paolo Pejrone, colui che ha creato i viali di spiree spumeggianti che portano al castello di Masino e poi, con il suo abbigliamento così tanto “giardiniere raffinato”, completo di cappello onnipresente, ha voluto le sue amate piante esposte a tutti, spiegate, mostrate nel contesto più bello possibile.

Ormai è passato e i tre giorni sono volati. Ma – sapete una cosa? – i fiori restano.

2013-05-03 10.24.46

Tra gli altri, Allium rosenbachianum, Lupinus, Digitalis purpurea var. alba, Armeria maritima, Scabiosa, Phlox paniculata, Salvia Viola Klose.


“Era inverno e una ragazza sognò di mettere germogli. Iniziò con una gemmina da niente, che neanche si vedeva, appena sotto la corteccia. Ma siccome era una ragazza che non lasciava le cose a metà, notte dopo notte, un po’ alla volta, si lasciò crescere e mise gambo, radici, steli, viticci, foglie, stami, pistilli, petali e poi fece persino frutti, e dopo semi che suonavano a ogni colpo di vento. Si coperse anche tutta di una scorza di un bel verde chiaro. Venne estate e intorno le ronzarono i calabroni, gli uccelli dall’alto la guardavano, pensando che prima o poi si sarebbero fermati su quell’erba nuova. Vennero anche dei bambini a giocare lì vicino. Era inverno e la ragazza dormiva, la fronte limpida, piena di bel tempo, nelle orecchie i ronzii lontani dell’estate. I bambini avevano le mani fredde di neve e si riscaldarono.”

Da “Nove storie sull’amore”, Giovanna Zoboli e Ana Ventura – Topipittori

Sogno, con il mio annaffiatoio, di aiutare le persone a mettere germogli, come è successo a me. Per questo è nato “Giardini e Giardinetti”, pronto ad ascoltare chiunque desideri riempire di gemme un giardino, un giardinetto, un balcone, un davanzale.

Progettare il verde con amore, questo fa Giardini e Giardinetti.

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