C’è qualcosa che qualsiasi città dovrebbe avere: un mercato di fiori.

Non è solo qualcosa per gli appassionati. Ne sono certa, piace anche a chi non ama staccarsi dai ritmi della città e non pensa sia una buona idea trascorrere una giornata in campagna o un pomeriggio al vivaio. Uscire di casa al mattino e trovare ceste di fiori, rose dai fiori superbi, piccole decorazioni, rampicanti mai visti, beh, è bello.

E poi le persone che lavorano con i fiori non sono noiose.

Due meravigliosi venditori di rose al Flor 13, Torino

Due meravigliosi venditori di rose al Flor 13, Torino

Sentir parlare di fiori chi li conosce bene non è una cosa che capita tutti i giorni. E’ come ascoltare una poesia che parla di profumi e sensazioni legate ai colori.

Il Flor 13 di Torino è andato, le vie si sono svuotate, le cestone di vimini piene di nuvole profumate, anche. Ma tornerà. E io, se fossi in voi, non me lo farei scappare un’altra volta.

Tanacetum, Delphinium, Gaura, Cosmos, e molto altro.

Tanacetum, Delphinium, Gaura, Cosmos, e molto altro.


Calma. E’ primavera ma non bisogna correre. Ormai in giardino le piante sono in fiore e non possono essere spostate in caso di nuovi progetti (anche se, confesso, io in casi estremi lo faccio). E poi, è tempo di dedicarsi all’orto.

Quello a cui forse alcuni non hanno mai pensato è che, per creare una nuova bordura, si può “pescare” anche dalle piante che solitamente trovano posto nell’orto: tra le altre, borragine (Borrago officinalis), melissa (Melissa officinalis), salvia ornamentale (Salvia nemorosa), camomilla (Matricaria recutita), timo (Thymus vulgaris), iperico (Hypericum perforatum), fragola (piante del genere Fragraria).

Quest’ultima, in particolare, è una pianta che si diffonde senza grandi problemi creando stoloni (rametti nuovi) che poi sviluppano radici proprie allargando la pianta. Scegliendo varietà che non si sviluppano molto in altezza possono fare da tappezzanti sotto ad altre piante, come gli Aster, o essere messe ai piedi delle bulbose che in questo modo non rimarranno soli nella terra dopo la sfioritura (le foglie dei bulbi non vanno mai strappate, ma lasciate seccare sulla pianta in modo che possano ributtare verso le radici tutto il nutrimento incanalato).

In primavera nascono piccoli fiori bianchi a 5 petali (nella maggior parte delle varietà) e poi, in tarda primavera o in estate, arrivano i frutti. Preferisce la mezz’ombra ed è perfetta per coprire spazi meno vissuti del giardino, proprio perché non al sole.

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E per mangiare le fragole in modo diverso:

Budino di fragole

Ingredienti: 100 gr di fragole; 2 cucchiai di zucchero di canna, 400 ml di acqua, 1 limone e 2 cucchiaini di agar agar, per renderlo gelatinoso.

Procedimento: Frullare le fragole e aggiungere il succo del limone spremuto; mettere sul fuoco un pentolino con l’acqua e lo zucchero di canna; una volta che l’ acqua bolle, spegnere, aggiungere l’ agar agar e lasciar raffreddare; mischiare poi con le fragole frullate. Mettere in frigo per qualche ora.

Tutto con molta, molta calma. (Ssshhh, non ditelo a nessuno, ma anche questo è un segreto del giardinaggio)

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La ricetta viene dal ricettario “Birra & Orto” in cui Lisa Casali, in occasione della campagna “Birrra gusto naturale”  propone 5 menu ecocompatibili e volutamente attenti ad evitare sprechi. Questo per dimostrare che, soprattutto in un momento di crisi come questo, si può trovare nell’orto un valido alleato in cucina. Tutte le ricette sono da gustare, ora che finalmente arriveranno giorni caldi, con una buona birra.

Vi assicuro che non sono una maga in cucina e se sono riuscita io ad eseguire una ricetta e ad essere pienamente sddisfatta del risultato, lo può fare chiunque. 

Vi auguro, allora, di godervi le vostre fragole e la loro, la nostra primavera.


Il mondo dei giardini non è luccicante. Può apparire vivace, festoso – come le aiuole miste di lupini, delphinium e aster – ma , chissà come mai, ha sempre un’aurea di mistero intorno. Sembra quasi che più i colori sono belli e gli accostamenti perfetti, più fanno paura, come se ci fosse un parallelismo tra un bel fiore e la difficoltà nel curarlo. Pur non essendo affatto vero, è forse questo timore che rende difficile avvicinare le persone ai giardini.

Beh, qualcuno ci è riuscito. No, non parlo delle grandi figure inglesi che hanno trasformato giardini in meraviglie e ne hanno scritto in articoli di giornale a persone che, per cultura, avevano fin da piccoli la mente predisposta verso il giardino. Parlo di un uomo che, pur essendo il più grande progettista italiano vivente, non si è accontentato di lavorare sui disegni di grandi parchi e li ha fatti aprire ai profani lasciando che restassero a bocca aperta e si innamorassero – anche solo per qualche istante – dei fiori.

Lo scorso week-end sono stata a “3 giorni per il giardino” (e ripeto: “per il giardino”, non per noi, per lui, per loro, ma solo per il giardino), un mercato di piante e fiori incastonato in un castello sperduto vicino a Ivrea, Piemonte. Lo ha voluto lui, Paolo Pejrone, colui che ha creato i viali di spiree spumeggianti che portano al castello di Masino e poi, con il suo abbigliamento così tanto “giardiniere raffinato”, completo di cappello onnipresente, ha voluto le sue amate piante esposte a tutti, spiegate, mostrate nel contesto più bello possibile.

Ormai è passato e i tre giorni sono volati. Ma – sapete una cosa? – i fiori restano.

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Tra gli altri, Allium rosenbachianum, Lupinus, Digitalis purpurea var. alba, Armeria maritima, Scabiosa, Phlox paniculata, Salvia Viola Klose.