Papaver field, picture found on German Wikipedia (pls consider that this image is under CC licence)

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Gli appassionati di giardinaggio si dividono in due categorie: quelli che seminano in autunno e quelli che aspettano la primavera. Questi ultimi sono solitamente quelli che non hanno mai visto, subito dopo aver seminato, una fila di formiche caricarsi in spalla i semi e portarseli via. Già, le formiche rappresentano uno dei più grandi problemi della semina. Per questo, io ho deciso che da quest’anno apparterrò al primo gruppo e seminerò in autunno.

Settembre lascia ancora spazio a molte semine, come quelle dell’alisso, della margherita, del papavero ed è di quest’ultimo che vorrei parlare oggi.

Credo che i Papaver rhoeas che spuntano ai bordi dei campi di grano in estate lascino tutti a bocca aperta e la cosa bella è che sono loro stessi che si autoseminano di anno in anno, ma è giusto anche sapere che qualcuno ha provveduto a creare magnifiche cultivar di questo fiore, aiutando chi, come me, non ha molto spazio per il rosso in giardino. In particolare mi soffermerei sulla cultivar “Mother of pearl”, dal color malva, lavanda, pesca.

La delicatezza dei petali del papavero unita a queste tinte altrettanto fini ed eleganti è perfetta per accostarli a fiori dai colori forti e vivaci che darebbero una nota stonata al giardino vicino ad altri fiori meno aerei e dai toni meno smorzati.

Sono fiori rustici e i loro semi amano riposare sotto la neve fino a primavera (nei climi mediterranei) o all’estate (nei climi più freddi). Quando spunteranno saranno meravigliose nuvole dal color lavanda che vi consiglio di affiancare a varietà gialle di Crocosmia o di Oenothera (Oenothera fruticosa “Fyrverkeri”, per esempio).

Di anno in anno si potranno riseminare per avere questa presenza gentile in giardino che aiuterà a donargli grazia e a smorzare i toni più forti degli altri fiori.

 


Il pizzo della regina Anna (Queen Ann's lace - Daucus carota) in un vaso di fiori sul tavolo della cucina

Il pizzo della regina Anna (Queen Ann’s lace – Daucus carota) in un vaso di fiori sul tavolo della cucina

Quando penso ad un giardino da progettare, non lo immagino mai come una tabula rasa dove qualsiasi pianta spontanea è stata eliminata solo perché non rientra tra quelle tanto acclamate e consigliate su qualche catalogo.

Le piante spontanee, anche quelle infestanti, non sono da estirpare a prescindere e ci dovrebbe soffermare su ciascuna, sui suoi colori e i suoi tratti, cercando di studiare il modo giusto per integrarla con arbusti o piante in modo che rimanga nel luogo in cui è nata e valorizzi ciò che si va a mettere di nuovo.

Il trifoglio (Trifolium), per esempio, ha un fiore splendido, come anche l’ Achillea, la Scabiosa (quest’ultima viene anche venduta nei vivai).

Trifolium, in un prato

Trifolium, in un prato

Quando si ha a disposizione questo pratrimonio, è un peccato sprecarlo e perdere l’occasione di sfruttarlo per valorizzare il proprio giardino dandogli, tra l’altro, quell’aria naturale e spontanea che gli fa così bene.

C’è un’erba, in particolare, che ha il portamento perfetto per accompagnare in una bordura arbusti e altri fiori. Si chiama Daucus Carota, ma gli inglesi hanno saputo rendergli onore chiamandola con un nome ben più romantico: Queen Ann’s lace (Il pizzo della regina Anna).

Hanno avuto ragione, i suoi fiori formano la trama di un merletto e, a tratti, sembra un’ortensia in miniatura. E’ bella, infatti,  come contorno ad una Ortensia Annabelle, dello stesso bianco, in una bordura a mezz’ombra. O da far risaltare sopra ad un letto composto dai piccoli fiori rosa di Phlox, per poi tagliarla e riempire un vaso della sua nuvola bianca.

Rimane un solo problema: ricordarsi che è un fiore. E non un pizzo.